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L’emergenza Covid-19 e il settore agricolo

Categories: Iniziative politiche,Proposte

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Premessa

Obiettivo della proposta è quello di garantire a ogni individuo l’accesso alla salute, ad una corretta
alimentazione, alla sicurezza sociale, alla stabilità occupazionale e abitativa come dovere di una società
solidale.
In un momento complesso per il nostro Paese, la tranquillità alimentare è garantita da un grande senso
di responsabilità degli agricoltori italiani, che con grandi sacrifici stanno garantendo
l’approvvigionamento di supermercati e botteghe.
Questo sforzo potrebbe presto non essere più sufficiente, in quanto la mancanza di manodopera
stagionale è una realtà con cui i nostri agricoltori dovranno presto avere a che fare.

Dati e contesto di riferimento

Nell’agricoltura italiana lavorano 400 mila lavoratori stranieri regolari che coprono il 36% del fabbisogno
totale del comparto agroalimentare, per la maggior parte, provengono da Romania e Bulgaria.
Secondo la stima fornita dall’Ansa, dei 3.3 milioni di lavoratori irregolari, 220 mila sono riconducibili alle
sole attività agricole.
Il divario crescente non riguarda solo la percentuale tra regolari e irregolari dove questi ultimi viaggiano
attorno al 20 % del totale ma si riflette sulle tutele riconosciute ai singoli e alle differenze salariali:
10 euro di media all’ora per il lavoratore regolare a fronte dei 4 euro per l’irregolare.
A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia in atto, è previsto un ingente ammanco di manodopera
che metterà in crisi l’approvvigionamento della Penisola.
Sul tema sono già intervenuti i nostri parlamentari, Cenni, Di Giorgi, Ceccanti, Gribaudo e Quartapelle,
previa interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche
sociali, al Ministro dell’interno, al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali.

Normativa

Molti stranieri si trovano oggi in situazioni di irregolarità acuite dai decreti di sicurezza approvate dallo
scorso Governo giallo-verde che fanno emergere un quadro di instabilità che è di ostacolo alla creazione
di un percorso sostenibile, generando ghettizzazione e povertà sia economica che sociale, aumento dello
sfruttamento lavorativo e delle attività criminali.
Molti lavoratori irregolari sono intimoriti e preferiscono non denunciare i caporali per evitare di subire
essi stessi misure di denuncia e/o espulsione.
L’introduzione nel nostro sistema giuridico della L. 189/2002 (c.d. Legge Bossi-Fini) del reato di
“clandestinità” di cui all’art. 10 bis L. 286/1998 giustifica infatti la paura di subire un pregiudizio
piuttosto che di venire riconosciuto un abuso.
Rendendo nei fatti l’illegalità, la via più semplice per convivere nel nostro Paese.
Le ultime regolarizzazioni, del 2002 e del 2009, portate avanti dai governi di centrodestra, ci insegnano
che i risultati non possono che essere positivi.

Proposte

In una situazione di emergenza tale quale si presenta, riteniamo strettamente necessario che il Governo
intervenga su più fronti: la regolarizzazione degli immigrati irregolari occupati nel settore agricolo e
presenti nel territorio nazionale, la proroga dei permessi di soggiorno per braccianti, la sanificazione
degli ambienti di lavoro nonché degli alloggi dei lavoratori.
Spesso questi si trovano a vivere in ambienti con scadenti condizioni igienico-sanitarie, in strutture
fatiscenti e/o sovraffollate.
Il contrasto al lavoro nero deve essere affrontato in maniera seria e con una visione prospettica. Il sistema
dei voucher favorisce come strumento per l’emersione del nero le aziende, oltre ad essere del tutto debole
e distante dal punto di vista della garanzia dei diritti e delle tutele del lavoratore.
È necessaria una massiccia operazione di sburocratizzazione che permetta con la succitata
regolarizzazione dei migranti e richiedenti asilo attualmente siti nel nostro Paese, di accedere ai servizi
essenziali come l’assistenza sanitaria, di avere la facoltà di richiedere un contratto di lavoro regolare, di
richiedere un contratto d’affitto trasparente e di aprire un conto bancario. Di essere trattati da cittadini
insomma. Di unire diritti e doveri a questi lavoratori che concorrono, tramite il loro operato, al buon
funzionamento dello Stato.
Le misure devono indubbiamente avere efficacia retroattiva al 1febbraio 2020, giorno in cui è stata
dichiarata l’emergenza nazionale.
Le domande di permesso di soggiorno devono essere prorogate almeno sino al 31 luglio, quelle in via di
definizione debbono seguire lo stesso iter, purché sia provato l’inoltro dei permessi scaduti entro il primo
febbraio.
Negli altri casi si auspica una sanatoria generalizzata giustificata dall’emergenza con valutazione
eventuale della proroga dopo il 31 luglio.
Si ravvede pertanto la necessità e l’urgenza di un provvedimento che scavalchi le lungaggini burocratiche
e le difficoltà contingenti legate alla chiusura di molti uffici pubblici connessi alle tematiche immigratorie.
È auspicabile che i provvedimenti vengano accolti con favore da tutto l’arco parlamentare secondo una
visione d’insieme.

Conclusione

Considerato il quadro di cui sopra, vista la situazione emergenziale che stiamo vivendo, e visti gli effetti
positivi che simili azioni hanno avuto in precedenza, chiediamo al Governo un atto coraggioso, i diritti dei
lavoratori vanno tutelati in qualsiasi situazione, e non possiamo permettere che vengano meno.
Un’azione simile è contemporaneamente volta a garantire il corretto approvvigionamento alimentare nei
nostri supermercati e negozi.
Regolarizzare i lavoratori agricoli senza permesso di soggiorno è quindi un atto, non solo volto alla tutela
dell’immigrato, ma è allo stesso tempo necessario per garantire a tutti i cittadini un’alimentazione
corretta a prezzi corretti.